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Le Foibe in breve
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Cosa sono le Foibe?
Le foibe sono delle cavità naturali, dei pozzi, presenti sul Carso
(altipiano alle spalle di Trieste e dell'Istria). Alla fine della
Seconda guerra mondiale i partigiani comunisti di Tito vi gettarono (infoibarono)
migliaia di persone, alcune dopo averle fucilate, alcune ancora vive,
colpevoli di essere italiane o contrarie al regime comunista.
Quanti furono gli infoibati?
Purtroppo è impossibile dire quanti furono gettati nelle foibe: circa
1.000 sono state le salme esumate, ma molte cavità sono
irraggiungibili, altre se ne scoprono solo adesso (60 anni dopo)
rendendo impossibile un calcolo esatto dei morti. Approssimativamente si
può parlare di 6.000 - 7.000 persone uccise nelle Foibe, alla quali
vanno aggiunte più di 3.000 persone scomparse nei gulag (campi di
concentramento) di Tito.
Chi erano gli infoibati?
Gli infoibati erano prevalentemente italiani. In generale tutti coloro
che si opponevano al regime comunista titino: vi erano quindi anche
sloveni e croati. Tra gli italiani vi erano ex fascisti, ma sopratutto
gente comune colpevole solo di essere italiana e contro il regime
comunista.
Cosa vuol dire "infoibare"
Le
vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi
della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già
inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni
singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano
gli uni agli altri sempre tramite il di ferro. I massacratori si
divertivano, nella maggior parte dei casi, a sparare al primo
malcapitato del gruppo che ruzzolava rovinosamente nella foiba spingendo
con sé gli altri. (Il disegno è tratto da un opuscolo inglese).
Perchè ricordare?
Nel corso degli anni questi martiri sono stati vilipesi e dimenticati.
La storiografia, lo Stato italiano, la politica nazionale, la scuola
hanno completamente cancellato il ricordo ed ogni riferimento a chi è
stato trucidato per il solo motivo di essere italiano o contro il regime
comunista di Tito.
La Foiba di Basovizza
La cosiddetta "Foiba di Basovizza" è in origine un pozzo
minerario: esso divenne però nel maggio del 1945 un luogo di esecuzioni
sommarie per prigionieri, militari, poliziotti e civili, da parte dei
partigiani comunisti di Tito, dapprima destinati ai campi d'internamento
allestiti in Slovenia e successivamente giustiziati a Basovizza.

Le vittime destinate ad essere precipitate nella voragine di Basovizza,
venivano prelevate nelle case di Trieste, durante i 40 giorni di
occupazione jugoslava della città (dal 1 maggio 1945). A Basovizza
arrivavano gli autocarri della morte con il loro carico di disgraziati.
Questi, con le mani straziate dal filo di ferro e spesso avvinti fra
loro a catena, venivano sospinti a gruppi verso l'orlo dell'abisso. Una
scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Sul
fondo chi non trovava morte istantanea dopo un volo di 200 metri,
continuava ad agonizzare tra gli spasmi delle ferite e le lacerazioni
riportate nella caduta tra gli spuntoni di roccia. Molte vittime erano
prima spogliate e seviziate.
Ma quante furono le persone gettate nella Foiba di Basovizza? Per quanto
riguarda specificamente le persone fatte precipitare nella foiba di
Basovizza, è stato fatto un calcolo inusuale e impressionante. Tenendo
presente la profondità del pozzo prima e dopo la strage, fu rilevata la
differenza di una trentina di metri. Lo spazio volumetrico conterrebbe
le salme degli infoibati: oltre duemila vittime. Una cifra
agghiacciante. Ma anche se fossero la metà, questa rappresenterebbe pur
sempre una strage immane... e a guerra finita!
Il monumento della Foiba di Basovizza
Nel 1980, in seguito all'intervento delle associazioni
combattentistiche, patriottiche e dei profughi istriani-fiumani-dalmati,
il pozzo di Basovizza e la Foiba n.149 vennero riconosciute quali
monumenti d'interesse nazionale. Il sito di Basovizza, sistemato dal
comune di Trieste, divenne il memoriale per tutte le vittime degli
eccidi del 1943 e 1945, ma anche il fulcro di polemiche per il
prolungato silenzio e il mancato omaggio delle più alte cariche dello
stato. Tale omaggio giunse nel 1991, anno cruciale per la dissoluzione
jugoslava e dell'Unione Sovietica, quando a Basovizza si recò l'allora
presidente della repubblica Francesco Cossiga, seguito due anni più
tardi dal successore Oscar Luigi Scalfaro, che nel 1992 aveva dichiarato
la Foiba di Basovizza "monumento nazionale".
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